HEIDEGEER
HEIDEGGER E IL PROBLEMA DELL'ESSERCI
Gli studi e l’originale interpretazione della fenomenologia
---> Fu avviato agli studi dal padre, sacrestano della parrocchia del paese, e dopo il diploma iniziò in noviziato per entrare a far parte della compagnia di Gesù, ma dovette rinunciarvi a causa della sua salute cagionevole ---> Si dedicò quindi agli studi teologici presso l’università di Friburgo, per frequentare successivamente la facoltà di scienze matematiche e naturali
---> Nel 1911 pubblicò uno dei suoi primi saggi “nuove indagini di logica”
---> Nel 1913 ottenne il dottorato presso la facoltà di filosofia dell’Università di Friburgo
---> Dal 1916 diventò allievo e poi più avanti, assistente di Husserl - il distacco dal maestro si concretizzò con la pubblicazione nel 1927 di “essere il tempo" ---> opera principale che è segnata da un’applicazione originale e personale del metodo e dei concetti della fenomenologia
--->Nel 1933 Heidegger aderì al partito nazionalsocialista e fu nominato rettore dell’Università di Friburgo
---> Heidegger era convinto che dal movimento nazionalsocialista potesse derivare la rigenerazione della Germania, infatti appoggiò l’orientamento militaristi e nazionalistico del partito ---> nel 1934 però lasciò la carica di rettore poiché si rifiutò di estromessi dall’università due colleghi contrari al regime
---> Da ciò non partecipa più in alcun momento alla vita politica
La presa di distanza dai temi esistenzialistici
---> Nei corsi universitari degli anni 30 Heidegger maturò quella che avrebbe definito la svolta del suo pensiero, cioè l’abbandono delle tematiche esistenzialistiche e antropologiche in favore di quelle antologiche
---> Heidegger prende infatti le distanze dalla filosofia umanistica di Sartre e respinge ogni tentativo di qualificare la sua filosofia come una forma di esistenzialismo
---> Nel 1955 Heidegger abbandona definitivamente l’insegnamento per ritirarsi nella sua baita nella foresta nera
La domanda sull’essere
---> Heidegger si rende conto che gli aspetti contraddittori dell’esistenza non possono essere adeguatamente affrontati restando nell’ambito della fenomenologia, il cui campo di indagine è pur sempre ristretto al problema del fondamento del sapere e alla teoria della conoscenza
---> Heidegger accetta la concezione husserliana dell’intenzionalità della coscienza, cioè l’idea secondo cui essa è sempre coscienza di qualche cosa e qualsiasi atto umano implica sempre un riferimento a un oggetto ---> rifiuta tuttavia l’impostazione prevalentemente teoretica di Husserl
---> Secondo Heidegger, il problema della filosofia è chiarire cos’è l’essere
---> Per rispondere alla domanda “che cos’è l’essere” non è possibile circoscrivere una porzione dal momento che l’essere è l’ orizzonte all’interno del quale possiamo elaborare qualsiasi definizione che su cui si stagliano tutte le cose
--->L’essere è lo sfondo dal quale emergono tutti gli enti e dunque non è di per sé oggettivabile
Il carattere propedeutico degli interrogativi dell’uomo
---> Nel primo periodo della sua riflessione, prevalgono l’interrogativi sull’uomo e sulla sua esistenza
---> La problematica esistenziale è intesa come propedeutica alla ricerca ontologica, la quale, dunque costituisce da sempre l’obiettivo principale del filosofo
---> L’affermazione di Heidegger relativa a una svolta nel suo pensiero, più con mutamento di rotta rispetto all’oggetto di indagine, può essere colta come l’assunzione di una nuova prospettiva sul problema dell’essere ---> che non consiste più nel risalire a esso appartengono all’esistenza dell’uomo, ma nel porsi direttamente nel punto di vista ontologico
L’uomo come esserci e possibilità
---> Il primo Heidegger ritiene che l’uomo abbia un modo del tutto peculiare di esistere, di cui si propone di individuare fenomenologicamente le strutture essenziali
---> L’individuo è Dasein ---> essere qui, che in italiano viene reso con esserci
---> E indica il fatto che egli è sempre gettato in una determinata situazione e che la sua modalità di essere fondamentale è proprio l’esistenza, intesa nel senso di capacità di trascendere la contingenza
---> L’uomo è condizionato dalla situazione, ma nello stesso tempo è potere essere ---> qualcosa che non è mai dato in modo definitivo, ma a cui nel suo suo ne va del suo essere stesso
---> Egli ha la responsabilità del suo essere
---> L’esistere delle cose è automatico e meccanico mentre l’esistenza umana non è fissa, ma è possibilità e libertà
---> L’altra caratteristica fondamentale dell’uomo è il suo essere nel mondo ---> Heidegger vuole mettere in rilievo una connessione esistenziale tra due realtà concrete
Il soggetto ---> situato e corporeo
Il mondo ---> un mondo di cose e di uomini in cui il soggetto è da sempre gettato
---> Per spiegare come si presentano le cose all’uomo a parte dalla situazione più immediata e comune-quella che definisce la quotidianità
---> La quotidianità è il modo di darsi innanzitutto e perlopiù
---> In tale situazione originaria le cose appaiono essenzialmente come utilizzabili ---> si offrono come strumenti, oggetti dotati di una certa funzione in riferimento alla vita dell’individuo, se scoppia se il progetti
---> Il mondo si caratterizza come apertura al soggetto e assume il significato in funzione di questo rapporto
---> Heidegger pone alla base di una formazione conoscitiva ed essenziale la relazione inscindibile tra un soggetto concreto già da sempre dischiuso al mondo e il mondo inteso come “mondo per l’uomo”
Il modo d’essere della comprensione
---> Heidegger rileva che i modi di essere fondamentali dell’esserci in rapporto al mondo sono la compressione e la cura
---> Alla base di tali concetti vi è l’idea del mondo come una totalità strumentale ---> se il modo originario di apparire delle cose al soggetto è quello dell’utilizzabilità le singole cose-strumenti non sono mai isolate, ma sempre date in riferimento a un tutto
---> ciò significa che ogni cosa è in relazione inscindibile con le altre-rimanda ad esse-il chiodo rinvia al martello
---> Ciò che viene dato originariamente all’uomo nella sua apertura al mondo non sono singole gli oggetti utilizzabili, ma la globalità delle loro relazioni entro in cui l’uomo coglie il significato di ciascuno e se ne appropria nel suo progetto esistenziale
---> Tale struttura di rimando che caratterizzano insieme delle cose-strumenti consente a Heidegger di assimilare queste ultime ai segni, facendoli affermare che l’apertura dell’uomo al mondo è propriamente un’apertura ha una totalità di significati a cui ogni singolo oggetto rinvia per essere compreso
---> I segni linguistici vengono considerati dal filosofo come l’emblema della modalità originaria di darsi delle cose e la condizione dell’uomo viene colta come una condizione prevalentemente linguistica
---> L’esserci non è solo colui per il quale le cose sono strumenti da adoperare, ma anche colui che sta interpretarle
---> Egli non si pone come una tabula rasa, ma è bensì dotato di pregiudizi e prenotazioni sulla cui base gli oggetti si presentano ----> in tale orizzonte di precomprensioni le cose assumono un valore, un significato
---> La comprensione è un processo di interpretazione ---> essa viene descritta come un circolo ermeneutico poiché il filosofo si riferisce al fatto che ogni significato particolare viene colto la luce di un contesto più ampio
---> Ad esempio, non possiamo capire il significato di un libro se non abbiamo una precomprensioni dei valori dei libri come documenti scritti
---> La conoscenza non è risultato di astrazioni logiche di fronte a un mondo meccanicamente determinato, ma si configura come interpretazione ---> articolazione sempre più ricca da parte del soggetto nelle sue precomprensioni originarie
---> Tale processo non è mai concluso, perché comporta la trasformazione reciproca dell’oggetto
Il modo d’essere della cura
---> Heidegger sottolinea che l’uomo si trova da sempre gettato presso le cose e presso gli altri come un essere concreto
---> Un soggetto non solo teoretico, ma anche emotivamente qualificato che esplica le proprie possibilità, subordinando le cose ai suoi bisogni e suoi scopi pratici
---> L’esistenza umana si caratterizza essenzialmente come un prendersi cura delle cose e degli altri
---> Cura non indica solo l’intenzionalità del soggetto (fatto che egli è rivolto al mondo e gli altri), ma anche la sua temporalità, il suo coincidere con un progetto in cui le cose assumono significato
--->Tra le progettualità costitutiva può trovare realizzazioni in due modi differenti:
Autentico ---> implica l’assunzione consapevole e responsabile delle proprie possibilità
In autentico ---> comporta un decadimento dell’uomo al mondo di essere delle cose, cioè una rinuncia alla scelta e alla libertà
---> Nell’esistenza in autentica la pre comprensione che caratterizza l’esserci, acquista i connotati dell’adesione acritica e spontanea a un certo contesto storico sociale, all’opinione accettata da tutti, alla modalità comune di intendere le cose e rapportarsi con esse
---> L’uomo si apre al mondo assumendo su esso la prospettiva dell’ambiente in cui gli è capitato di nascere ed è per questo che considera gli enti del suo valore di utilizzabili per scopi pratici prefissati e predeterminati
---> E questo il modo in cui il bambino vengono insegnati i nomi degli oggetti e il loro uso ---> porgendogli le cose, mostrandogli come utilizzarle in relazione ad esse
---> Il mondo gli appare come un insieme di significati già costituiti, di strumenti disponibili per i suoi progetti pratici
---> In questa dimensione di adesione alla mentalità pubblica, l’uomo non sceglie, ma è piuttosto dato passivamente a se stesso ---> Heidegger parla per questo a proposito di deiezione del soggetto nel senso di caduta dell’esserci nella banalità del quotidiano ---> tale situazione si esprime nel linguaggio attraverso l’uso ricorrente del sì e la riduzione del discorso a chiacchiera, alla passiva accettazione di quanto viene detto
Il passaggio all’esistenza autentica
---> L’autenticità è annunciata dall’angoscia
---> Essa si distingue dalla paura che è un timore di qualcosa determinato
---> L’angoscia rappresenta il sentimento che scaturisce di fronte alla nullità del mondo ---> si caratterizza come progettualità in relazione alla quale ogni cosa del mondo trova significato e valore
---> L’angoscia rivela l’uomo questo nulla su cui si fonda il mondo e la sua esistenza e dunque gli rivela la sua costitutiva finitezza, mettendole in relazione con la temporalità e la morte
La possibilità più propria dell’uomo
---> In genere gli uomini rifuggono dal pensiero della morte
---> Essa è rivelata dal sentimento d’angoscia ed è per ognuno di noi la possibilità più propria, personale, certa e incondizionata
---> La morte non è intesa da Heidegger in senso negativo ma è vista come la prospettiva che può conferire senza la vita stessa ----> in quanto sottrae l’uomo alla dimensione in autentica del sì, alle possibilità illusorie della quotidianità spese in attività vani futili e lo pone di fronte a una piena assunzione di responsabilità nei confronti di se stesso
---> Di fronte alla morte, l’uomo deve compiere una scelta
---> Può scegliere se stesso e dunque assumere su di sé il senso della finitezza, anticipando la morte, riconoscendo la natura delle proprie possibilità, come pure possibilità mai definitive
---> Oppure può decidere di rimanere la dimensione rassicurante dell’inautenticità, dove il senso dell’esistenza viene circoscritto alle cose e non si avverte il nulla su cui sono fondate
---> Vivere autenticamente significa condurre la propria esistenza nella piena coscienza che il nostro orizzonte di vita è limitato e che dunque le scelte che compiamo hanno il valore del irreversibilità
---> L’uomo che vive nella prospettiva della morte è colui che tiene presente la voce della coscienza, la quale gli ricorda che suo male consiste nel porsi nel mondo come una cosa accanto alle altre, mentre gli è chiamato a scegliere e a decidersi per l’uno o l’altra possibilità che l’esistenza gli offre
---> La morte appare dunque come l’atto decisivo che svela l’uomo il nulla del mondo e dell’esserci egli permette contemporaneamente di far ritorno a se stesso
La temporalità costitutiva dell’esistenza
---> La decisione anticipatrice della morte si collega alla nozione della temporalità come essenza dell’essere e dell’esserci
--->Vivere nel tempo è per l’uomo un fatto essenziale ---> egli non può essere senza tempo, perché ogni suo atto come ogni sua passività è possibile soltanto nel tempo
---> La comprensione e la cura rinviano al futuro come condizioni della progettualità in cui le cose vengono assunte e comprese
---> La deiezione confina all’uomo nel presente anonimo e alienato della temporalità quotidiana
---> La situazione affettiva rivela all’esserci il legame con il passato, con la condizione di infondatezza e di gettatezza che gli è propria e rappresenta solite
---> La tesi della temporalità dell’essere umano è difficile da ricostruire compiutamente ---> Heidegger si giustifica a tal proposito dicendo che il linguaggio a sua disposizione non gli consentiva di esprimere adeguatamente le intuizioni emerse dopo la fase della politica esistenziale

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