LA SCUOLA DI FRANCOFORTE: BENJAMIN


 WALTER BENJAMIN
(1892-1940)

Il bisogno di emancipazione dell’uomo

---> Walter Benjamin è un filosofo e saggista berlinese di origine ebraica ed è morto suicida mentre cercava di passare dalla Francia la Spagna per fuggire dai nazisti

---> Egli condivide con i franco cortesi l’interpretazione della filosofia come critica della società soffocante e alienante del capitalismo

---> Per lui la filosofia deve essere denuncia delle contraddizioni del presente e rivelazione del bisogno di felicità ed emancipazione dell’uomo

---> Benjamin ritiene che non ci sia spazio per le dottrine consolatorie riformiste in cerca di compromessi e di strategie per risolvere le cause dell’oppressione co misure graduali e indolori

---> Egli ha una visione tragica dell’esistenza segnata dalla contrapposizione tra le spinte (positive) verso la liberazione totale degli oppressi e il potere (negativo) del totalitarismo culturale politico contemporaneo, che annulla l’autonomia degli individui

---> L’unica speranza è quella di una possibile rottura nel corso della storia ---> un salto, un istante rivoluzionario in grado di frantumare la continuità temporale

---> Un evento che non ha garanzie ---> esso risiede nel passato il fatto di rovina e sue rovine, la cui consapevolezza è così drammatica da stimolare in chi si volta a guardarlo una spinta verso un futuro migliore

---> È una concezione che coniuga l’esigenza marxista di sovvertimento della realtà con il sentimento messianico utopico tipico dell’ebraismo

---> L’uomo ha il compito di guardare il passato, a causa dell’angoscia del presente, alimentando l’aspettativa del suo superamento ---> della realizzazione della pace e della giustizia che risiedono soltanto in un evento estrema e catastrofico

---> L’aspetto tragico di queste pensiero è proprio nell’assenza di prevedibilità e di oggettività del percorso verso la salvezza ---> tale tragicità con tale esistenza stessa del filosofo costantemente minacciata e poi travolto dalla persecuzione nazista


L’arte nell’epoca della riproducibilità tecnica

---> Benjamin è un autore poliedrico che ha dedicato diversi studi al fenomeno artistico, convinto del suo valore critico nei confronti della realtà 

---> È molto importante il saggio “l’opera d’arte nell’epoca della sua riproducibilità tecnica“

---> Il filosofo compie una demitizzazione del prodotto artistico che è caratterizzato da un doppio convergente valore:

  • Il valore legato alla sua aurea

  • Il valore legato al suo valore commerciale

---> Nell’epoca in cui l’opera d’arte non è riproducibile e dunque è unica e irripetibile nella sua forma originale prodotta dall’autore, essa è circondata da un alone di sacralità che la allontana dalle masse e la trasforma in un bene dal valore economico assai elevato

---> La vendita della tecnologia consente la riproducibilità tecnica dell’opera ---> permette a tutti di divenire al tempo stesso spettatori autori, dal momento che tutti possono disporre di un registratore di una macchina da presa

---> Nella società di massa in cui il regno la producibilità dell’arte è possibile introdurre l’oggetto artistico in contesti che non ne sarebbero mai venuti in contatto e si concede a esso di andare incontro al fruitore


I nuovi orizzonti dell’arte

---> Quello che al filosofo premio mette in evidenza è superamento di una concezione classica e borghese dell’arte ---> c’è dell’arte come fenomeno esclusivo ed elitario, il fatto che, con la riproducibilità tecnica, sono messe a disposizione del vasto pubblico anche capolavori che prima non poteva avvicinare

---> Benjamin denunciò i limiti della visione umanistica tradizionale e intuisce le enormi possibilità della tecnologia anche su tutte artistico

---> La riproducibilità secondo Benjamin attivano una nuova valenza dell’arte ---> quella politica

---> La teoria benjaminiana della perdita dell’ala sacrale dell’arte segna la fine del modello ottocentesco di friziona arti artistica e prefigura in una stretta convergenza con le posizioni dell’avanguardia europea dei primi vent’anni del novecento ---> quella che sarà la forma dell’arte nell’età della tecnica

---> Cioè, un’arte che utilizza una molteplicità di strumenti materiali per sovvertire ogni tradizione indicare nuove direzioni di senso

---> La riproducibilità tecnica segna il trionfo della copia e del tutto accessibile a chiunque e in ciò si annida un potenziale rivoluzionario ---> fornendo alle masse un eccesso d’arte si consegna loro anche una nuova possibilità di contestazione dell’ordine esistente

---> È solo attraverso l’istruzioni violenta di quest’ordine ormai è diventato un umano che si può aprire un varco verso la felicità





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